La storia

Sul finire del secolo scorso le condizioni di vita, sia nelle città che nelle campagne, erano molto dure per la scarsità delle risorse economiche e per i rischi che le diverse attività lavorative comportavano. Non esistevano garanzie da parte dello Stato, nè c’erano i Servizi di Assistenza Sociale o altri organismi che provvedessero a tutelare le persone in caso di infortunio, di malattia, di calamità naturali o che offrissero trattamenti pensionistici. Molti emigravano, altri si trovavano in gravi ristrettezze finanziarie, da tutti era sentita l’esigenza di istruzione e di una crescita culturale e tecnica, cioè che comprendesse anche nuove conoscenze di strumenti e organizzazione del lavoro.

Si cominciò quindi ad avvertire in tutto il Piemonte la necessità di istituire delle strutture comunitarie di tipo mutualistico che supplissero almeno in parte, a tali mancanze, che dessero sicurezze e dignità ai lavoratori, alle persone, alla gente, che contribuissero a mantenere integri i valori morali fondanti i rapporti umani. Nacquero allora per iniziativa spontanea in città e paesi le Società di Mutuo Soccorso, aventi come scopo primario quello di promuovere il benessere dei soci, tutelandoli dal punto di vista materiale con sussidi in caso di bisogno e con collaborazione nelle attività, nonché favorendo l’istruzione ed esaltando lo spirito di solidarietà e di assistenza reciproca.

Un gruppo di Sogliesi, sensibile a questè idee all’epoca assai innovative, decise di dar vita anche nel proprio paese a una istituzione di questo genere.

Il 10 Gennaio 1897 venne cosi fondata in Soglio la “Società Cooperativa di Mutuo Soccorso fra Operai e Agricoltori.”. Vi parteciparono 64 Soci. Fu nominato Primo Presidente il Cavalier Remigio Carpignano fu Domenico. In quello stesso giorno venne approvato lo Statuto. Merita ricordare come questo ricoprisse ( e ricopra tuttora ) un ruolo di centrale riferimento per tutti i Soci, sia per le attività solidali che essi erano tenuti a svolgere, sia per il comportamento irreprensibile che dovevano avere. Principi e indicazioni di saggezza, amicizia, ospitalità, onestà, da seguire dentro e fuori l’ambito societario, permeavano ogni regola dello Statuto, che prevedeva infatti sanzioni o espulsione per chi li trasgrediva. Non a caso, effige della Società è la stretta di mano, riprodotta peraltro nel distintivo che veniva consegnato a ciascun Socio, quale simbolo di fratellanza, ma anche di impegno reciproco. Un gesto che racchiude in sè un significato e un valore quasi sacri, che non si potevano eludere o mutare.

L’anno successivo, in data 22 Maggio 1898, avvenne l’atto di consegna della Bandiera, simbolo della Società e presente a tutte le manifestazioni civili e religiose del paese. Portabandiera fu nominato Celeste Roggero. Nei tempi che seguirono si svilupparono diverse attività, molte delle quali ebbero carattere a lungo continuativo, con compiti e incarichi assunti da singoli Soci o da piccoli gruppi di essi: fu istituita una cassa permanente con fondi in denaro per fornire aiuto in caso di malattie, vennero organizzati corsi su tecniche innovative dell’agricoltura, furono allestiti una biblioteca e un circolo ricreativo in locali appositamente acquisiti, annessi alla sede della Società, che si trovava in via Vittorio Emanuele II (ora via Roma). L’attività era poi estesa anche all’acquisto all’ingrosso e alla vendita di merci di vario genere, cioè sia di sostanze alimentari che di sementi, macchinari, strumenti utili per l’esercizio del lavoro o per i bisogni delle famiglie. C’era inoltre la possibilità di usufruire temporaneamente, pagando un piccolo contributo, di attrezzature più costose e moderne, che non avrebbero potuto essere acquistate dai singoli Soci.

La grande quantità di documentazione presente nell’archivio (ordini, fatture, rimesse, etc.) è indicativa di quanto questi aspetti della vita societaria fossero importanti, anche perchè, con funzioni analoghe a quelle di un odierno Consorzio, la Società garantiva la cessione al prezzo di acquisto e per di più non gravato dalle spese di trasporto e amministrazione, secondo una precisa regola stabilita nello Statuto originario. Nel 1929 a quest’ultimo venne apportata qualche modifica, che si ritenne necessaria per adeguarsi all’evoluzione dei tempi. Fu decisa anche una nuova denominazione: “Unione Agraria Cooperativa”.

Nel linguaggio comune di tutti i Sogliesi rimase però il termine famigliare “La Società “, anche adesso usato per indicare questa istituzione che, di fatto, restò invariata nei suoi principi e che è da tanti anni parte integrante del paese. Le diverse attività continuarono nel periodo successivo, anche se i tempi stavano mutando. Dai verbali delle Assemblee e dei Consigli di Amministrazione, oltre che dal racconto di qualche Socio più anziano, si rileva come fu mantenuta la vita sociale e come vennero portate avanti con tenacia le direttive di operosità, fratellanza e costruttività che i fondatori avevano indicato. Alla fine della seconda guerra mondiale, la situazione della Società si modificò rapidamente, anche in conseguenza dei grandi cambiamenti che si verificarono in Italia durante quel periodo quali i problemi economici, gli squilibri sociali, i diversi modi di pensare e le nuove mentalità, il lavoro nelle fabbriche e la crescita delle città, l’arretratezza dell’agricoltura e lo spopolamento delle campagne.

La Società risentì pesantemente di questi avvenimenti: restarono pochi soci, anziani, legati da un vincolo di solidarietà molto stretto, ma non più in grado di portare avanti le molteplici attività o meglio di adattarle ai nuovi tempi, di rinnovarle, di crearne altre più consone alle esigenze dei giovani e di coinvolgerli. Questi ultimi, d’altra parte, attratti da nuovi interessi e da un benessere economico crescente ma ottenuto attraverso altri tipi di lavoro, erano poco propensi a impegnarsi nella Società. Nel 1956 moriva anche l’ultimo dei Soci fondatori, promotore e primo Presidente della Società. Il periodo di stasi durò a lungo. Scomparsa di fatto ogni altra attività e iniziativa, restò aperto soltanto il Circolo ricreativo, peraltro poco frequentato, sito in locali vecchi e mal attrezzati. L’unico segno di vitalità sembrava essere dato dalla televisione, acquistata nel 1955: non ve ne erano altre in paese e tantissimi Sogliesi si accalcavano il sabato sera nella sala della Società per vedere i primi spettacoli trasmessi.

Come per la grande maggioranza di Società analoghe del Piemonte, che in quegli anni si sciolsero, anche per l’Unione Agraria Cooperativa si delineò molto chiaramente questa triste prospettiva. Ma nel 1969 il nuovo Presidente dr. Pier Domenico Carpignano, seguito dal Consiglio di Amministrazione, decise di affrontare il rischio di un rinnovamento radicale, lanciò un appello a tutta la popolazione sogliese e propose diverse iniziative: dalla costruzione di una nuova sede all’istituzione di una Bocciofila, a una sezione giovanile, nell’ottica di creare delle strutture che andassero a beneficio dell’intero paese. Pur se con qualche diffidenza iniziale, la risposta fu molto ampia e fattiva: ci furono tante nuove iscrizioni e tanta disponibilità concreta a impegnarsi, darsi da fare, lavorare. Nel 1971 venne inaugurata la nuova sede in via Barovero 21 e fu aperto dapprima, sotto un portico ristrutturato, un bar gestito dai Soci stessi. Da allora nei nuovi locali, via via ampliati e abbelliti con il faticoso, ma generoso lavoro dei Soci, si svolsero pranzi, feste patronali, celebrazioni, intrattenimenti musicali e danzanti. Di fatto, la Società, condotta dai Soci, ma aperta a tutti i Sogliesi, divenne centro della vita sociale e culturale del paese con molteplici iniziative. In seguito, venne acquistato e ristrutturato tutto l’edificio.

Nel 1974, antistanti alla sede vennero costruiti campi regolari per il gioco delle bocce, dedicati alla memoria del maestro Aldo Conti, che tanto si adoperò per la realizzazione. Contemporaneamente fu costituita, sempre nell’ambito della Società, la Bocciofila Sogliese. Nel 1980, comprato un terreno attiguo e fatte le opportune opere di scavo e contenimento con la collaborazione dei Soci, si ottenne un ampio spazio piano all’aperto, che fu da subito molto utilizzato per manifestazioni di vario genere e chiamato comunemente, in modo un poco scherzoso, “Pista”. Nel 1990 venne decisa dal Consiglio la copertura di tale area, per agevolare le possibilità di incontro e di ritrovo, ancora una volta con il contributo economico e di lavoro dei Soci. La struttura fu intitolata alla memoria di Ermanno Audisio e Pietro Tacite: il primo fu per lungo tempo Segretario e Consigliere della Società; il secondo socio da tanti anni e primo cittadino di Soglio. Attualmente sono in funzione un bar ristorante (gestito da terzi), una sala biliardo, una sala per le riunioni e le più diverse attività ricreative, una biblioteca. Nell’area coperta esterna si svolgono diverse manifestazioni, per tutti i Sogliesi, quali concerti, serate danzanti, rappresentazioni teatrali, spettacoli di vario genere, pranzi, nonché le tradizionali feste patronali del paese.

Di fatto la Società, una delle poche rimaste in vita in Piemonte, mantenendo inalterati gli scopi fondamentali dello Statuto e le tradizioni locali, si è orientata ormai da tanti anni a svolgere un ruolo culturale-ricreativo a favore non soltanto dei Soci, ma di tutto il paese di Soglio, nel quale non esistono strutture analoghe, facilitando la coesione tra gli abitanti del paese e le famiglie che, provenienti dalla città, trascorrono i fine settimana e le vacanze in questa piccola comunità.